Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

INTRODUZIONE IL FALLIMENTO SCIENTIFICO DEL MATERIALISMO

Il materialismo non può più essere ritenuto una filosofia scientifica.
Arthur Koestler, il famoso filosofo sociale 1
Com’è nato l’universo infinito in cui viviamo?
Come si sono sviluppati l’equilibrio, l’armonia e l’ordine di cui è caratterizzato?
Com’è possibile che la Terra sia un luogo così accogliente e adatto da consentire al genere umano di viverci?
Domande del genere hanno attirato l’attenzione sin dall’origine della razza umana. La conclusione a cui sono arrivati gli scienziati e i filosofi, affidandosi alla ragione e al buon senso, è che il disegno e l’ordine dell’universo sono la prova dell’esistenza di un Creatore supremo che governa l’intero universo.
Basta ricorrere al proprio intelligenza per arrivare a questa inconfutabile verità. Allah lo ha rivelato nel Suo libro sacro, il Corano, una guida che ha lasciato all’umanità quattordici secoli fa. Egli afferma di aver creato l’universo quando questo non esisteva, per uno scopo particolare e con tutti i sistemi e gli equilibri specificamente disegnati per la vita umana.
Allah invita la gente a riflettere su questa verità nel seguente versetto:
Sareste voi più difficili da creare o il cielo che [Egli] ha edificato? Ne ha innalzato la volta e le ha dato perfetta armonia, ha fatto oscura la sua notte e ha fatto brillare il chiarore del suo giorno. Dopo di ciò ha esteso la Terra… (Surat an Naziat: 27-30)
In un altro passo del Corano si trova scritto che una persona dovrebbe considerare e valutare tutti i sistemi e gli equilibri nell’universo creati appositamente creati per lui da Allah e, dalle proprie osservazioni, trarre una lezione :
Vi ha messo a disposizione la notte e il giorno, il Sole e la Luna. Le stelle sono sottomesse al Suo ordine. In verità in ciò vi sono segni per gente che comprende. (Surat an-Nahl: 12)
E ancora in un altro versetto del Corano si legge:
Egli fa sì che la notte compenetri il giorno e il giorno compenetri la notte e ha sottomesso il Sole e la Luna. Ciascuno orbita fino ad un termine stabilito. Questi è Allah, il vostro Signore: appartiene a Lui la sovranità, mentre coloro che invocate all'infuori di Lui non posseggono neppure una pellicola di seme di dattero.(Surah Fatir: 13)
La pura verità dichiarata dal Corano è confermata anche da un cospicuo numero di importanti fondatori della scienza moderna dell’astronomia. Galileo, Keplero e Newton hanno riconosciuto che la struttura dell’universo, il disegno del sistema solare, le leggi della fisica e il loro stato di equilibrio sono stati tutti creati da Allah e sono arrivati a questa conclusione in seguito a ricerche e osservazioni proprie.
Materialismo: fallacia del XIX secolo
La verità della creazione di cui parliamo è stata ignorata o negata sin dai primordi da un particolare punto di vista filosofico chiamato “materialismo". Questa filosofia, originariamente formulata tra gli antichi Greci, talvolta ha fatto capolino anche in altre culture ed è stata sostenuta anche da singoli individui. Il materialismo sostiene che esiste solo la materia e che è così da un’infinità di tempo. Basandosi su questo principio dichiara inoltre che l’universo è “sempre” esistito e che non è stato creato.
Oltre ad affermare che l’universo esiste dai tempi dei tempi, i materialisti dichiarano anche che non ci sono fini né scopi nell’universo. Secondo loro, l’equilibrio, l’armonia, l’ordine che vediamo intorno a noi sono pure coincidenze. Questa della “coincidenza“ è un’affermazione che spunta fuori anche quando si solleva la questione di come siano nati gli esseri umani. La teoria dell’evoluzione, ampiamente nota come darwinismo, è un’altra applicazione del materialismo al mondo della natura.
Abbiamo appena detto che alcuni dei fondatori della scienza moderna erano persone di fede concordi sul fatto che l’universo fosse stato creato e organizzato da Allah. Nel XIX secolo si è verificato un importante cambiamento negli atteggiamenti del mondo scientifico rispetto a questo argomento. Difatti alcuni gruppi hanno deliberatamente introdotto il materialismo nell’agenda della scienza moderna. A contribuire alla formazione di una discreta base per il materialismo sono state proprio le condizioni politiche e sociali del XX secolo, periodo in cui questa filosofia ha acquisito largo consenso e si è diffusa nel mondo scientifico.
Le scoperte della scienza moderna, tuttavia, dimostrano innegabilmente la falsità delle affermazioni del materialismo.
Le scoperte scientifiche del XX secolo
Ecco le due affermazioni del materialismo sull’universo:
l’universo esiste da tempo infinito, perché non ha avuto né un inizio né una fine e non è stato creato;ogni cosa nell’universo è semplicemente il risultato del caso e non è il prodotto di alcun disegno, piano o prospettiva intenzionale.
Questi due principi sono stati avanzati con convinzione e difesi ardentemente dai materialisti del XIX secolo che, naturalmente, non potevano ricorrere ad altro che alle limitate e poco sofisticate conoscenze scientifiche del loro tempo. Ma la scienza del XX secolo è riuscita a far capitolare entrambi gli assiomi.
Il primo dei due a essere “seppellito” è stato quello relativo all’esistenza dell’universo sin da tempo infinito. Dal 1920 in poi, sono state scoperte prove che hanno dimostrato l’impossibilità di una tale affermazione. Gli scienziati sono certi che l’universo sia nato dal nulla, a seguito di un’esplosione di proporzioni inimmaginabili nota come “Big Bang”. In altre parole, l’universo è nato o, piuttosto, è stato creato da Allah.
Il XX secolo è stato testimone anche della smentita del secondo assioma del materialismo: che nell’universo ogni cosa sia il risultato del caso e non di un progetto. Dagli anni ’60 in poi, è stato condotto uno studio che dimostra come tutti gli equilibri fisici dell’universo in generale, e del nostro mondo in particolare, siano stati concepiti per rendere possibile ogni forma di vita. Approfondendo sempre più questo studio, si è scoperto che ognuna delle leggi della fisica, della chimica, della biologia, delle forze fondamentali quali gravità ed elettromagnetismo, i particolari della struttura degli atomi e gli elementi dell’universo sono stati creati apposta in modo da consentire agli esseri umani di poter vivere. Oggi gli scienziati chiamano questo disegno straordinario “principio antropico”. Secondo questo principio, ogni dettaglio nell’universo è stato disposto con cura per rendere possibile la vita umana.
Per riassumere, la filosofia chiamata materialismo è stata assolutamente confutata dalla scienza moderna. Da teoria scientifica dominante nel XIX secolo il materialismo è diventato pura finzione già nel secolo successivo.
Come sarebbe potuto essere altrimenti? Come indica Allah “Non creammo invano il cielo e la Terra e quello che vi è frammezzo. Questo è ciò che pensano i miscredenti." (Surah Sad: 27) È sbagliato supporre che l’universo sia stato creato invano. Una filosofia così fallace come il materialismo e i sistemi da esso derivati non avevano speranze sin dall’inizio.

La scienza moderna prova la realtà della creazione dell’universo per mano di Allah, al contrario di quanto sostiene l’obsoleta filosofia materialista. Nel numero del 27 luglio del 1998 la copertina di Newsweek riportava le parole "Science Finds God" (La scienza scopre Dio).
La creazione è un dato di fatto. In questo libro esamineremo la prova di questo dato di fatto. Vedremo come il materialismo sia crollato al cospetto della scienza moderna e testomonieremo anche come l’universo sia stato ideato e creato da Allah in modo meraviglioso e perfetto.

Disegno intelligente, in altre parole Creazione
Per creare Allah non ha bisogno di progettare
È importante capire bene la parola “disegno”. Che Allah abbia creato un progetto perfetto non significa che Egli abbia dapprimo stilato un disegno e poi l’abbia seguito. Allah, il Signore dei Cieli e della Terra, non ha bisogno di “disegni” per creare. Allah è eminentemente al di sopra di tutte le imperfezioni. Il momento della progettazione e della creazione sono stati concomitanti.
Quando Allah desidera che avvenga qualcosa, Gli basta solo dire “così sia!”.
Come indicano i versetti del Corano:
Quando vuole una cosa, il Suo ordine consiste nel dire "Sii" ed essa è. (Surah Ya Sin: 82)
Egli è il Creatore dei cieli e della Terra; quando vuole una cosa, dice "Sii"ed essa è. (Surat al-Baqara: 117)

LA CREAZIONE DELL’UNIVERSO DAL NULLA



Nella sua forma canonica, la teoria del Big Bang suppone che tutte le parti dell’universo abbiano cominciato a espandersi contemporaneamente. Ma come hanno fatto le diversi parti dell’universo a sincronizzare l’inizio della propria espansione? Chi ha dato il comando?
Andre Linde, docente di Cosmologia 2
Un secolo fa la creazione dell’universo era un concetto che gli astronomi ignoravano. E questo perché, nell’opinione comune, si pensava che l’universo esistesse da sempre. Esaminando l’universo, gli scienziati supponevano che si trattasse solo di una conglomerazione di materia e immaginavano che non avesse avuto inizio, che non ci fosse stato un momento di “creazione”, un momento in cui fosse nato.

Questa idea di “esistenza eterna” si sposa bene con le idee europee derivanti dalla filosofia del materialismo. Originariamente avanzata nel mondo degli antichi Greci, questa filosofia sosteneva che la materia fosse l’unica cosa esistente nell’universo e che quest’ultimo non avesse avuto un inizio né avrebbe avuto mai fine. Questo pensiero sopravvisse in forme diverse durante l’epoca romana, ma con l’avvento della chiesa cattolica e della filosofia cristiana durante il tardo impero romano e nel medioevo il materialismo venne accantonato. Fu dopo il rinascimento che riacquistò ampia approvazione tra gli studiosi e gli scienziati, soprattutto per la loro devozione all’antica filosofia greca.


Il filosofo tedesco Immanuel Kant è stato il primo ad avanzare l’ipotesi di “universo infinito” nella Nuova Era. La scoperte scientifiche, tuttavia, hanno invalidato tale ipotesi
Fu Immanuel Kant che, durante l’illuminismo europeo, ristabilì e difese il materialismo. Questi dichiarò che l’universo esiste da sempre e che, per quanto dubbia, dovrebbe essere considerata possibile ogni probabilità. I seguaci di Kant continuarono a sostenere le sue idee di universo infinito e di materialismo. E sin dall’inizio del XIX secolo venne ampiamente accettata l’idea che l’universo non abbia avuto un inizio (ossia che non c’è mai stato un momento in cui è stato creato), idea che si è protratta anche nel XX secolo attraverso le opere di materialisti dialettici quali Karl Marx e Friedrich Engels.

Questa nozione di universo infinito si sposa alla perfezione con l’ateismo. E non è difficile capirne la ragione. Asserire che l’universo abbia avuto un inizio significherebbe ammettere che sia stato creato, il che prevede l’esistenza di un creatore, ossia Allah. Naturalmente è molto più sicuro e conveniente eludere l’argomento avanzando l’idea che “l’universo esiste dall’eternità” nonostante non sussista la benché minima prova a supporto di questa tesi. Georges Politzer, che sposò e difese questa idea nel suo libro pubblicato nei primi anni del XX secolo, fu un difensore accanito sia del marxismo che del materialismo.

Ponendo fede nella validità del modello di “universo infinito”, Politzer si oppose all’idea della creazione nel suo Principi elementari di filosofia scrivendo:

L’universo non fu un oggetto creato; se così fosse stato, allora sarebbe esistito e apparso dal nulla grazie a Dio. Per ammettere la creazione, bisogna ammettere, in primo luogo, l’esistenza di un momento in cui l’universo non esisteva e che qualcosa sia venuto fuori dal nulla. Si tratta di un qualcosa a cui la scienza non può avere accesso. 3

Politzer supponeva che la scienza fosse dal suo lato nel difendere l’idea di universo infinito. In realtà, la scienza è riuscita a dimostrare che l’universo ha veramente avuto un inizio. E proprio come affermato dallo stesso Politzer, se esiste la creazione allora deve esserci anche un creatore.

L’espansione dell’universo e la scoperta del Big Bang

Gli anni ’20 furono anni importanti per lo sviluppo dell’astronomia moderna. Nel 1922, il fisico russo Alexandra Friedman produsse dei calcoli a dimostrazione che la struttura dell’universo non era statica e che, secondo la Teoria della Relatività di Einstein, persino il più piccolo impulso poteva bastare a causare l’espansione o la contrazione dell’intera struttura. Georges Lemaître fu il primo a riconoscere il valore del lavoro della Friedman. Basandosi su quei calcoli, l’astronomo belga dichiarò che l’universo ha avuto un inizio e che da quel momento si stava espandendo a seguito di qualcosa che lo aveva innescato. Egli dichiarò anche che la percentuale di radiazione poteva essere utilizzata come prova degli strascichi di quel “qualcosa”.

Le riflessioni teoriche di quei due scienziati non attirarono molta attenzione e probabilmente sarebbero state ignorate se non fosse stato per la prova evidente che scosse il mondo scientifico nel 1929. Quell’anno, l’astronomo americano Edwin Hubble, dell’osservatorio di Mount Wilson in California, fece una delle scoperte più importanti nella storia dell’astronomia. Osservando una quantità di stelle attraverso il suo enorme telescopio, scoprì che la loro luce tendeva all’estremità rossa dello spettro (redshift) e, cosa fondamentale, che ciò era strettamente legato alla distanza delle stelle dalla Terra. Questa scoperta scosse il modello di universo sostenuto fino a quel momento.


Edwin Hubble scoprì che l’universo si stava espandendo. Egli trovò la prova del “Big Bang”, un evento cataclismico la cui scoperta ha costretto gli scienziati ad abbandonare la nozione di universo infinito ed eterno.
Stando alle regole accreditate della fisica, gli spettri dei fasci di luce che viaggiano verso il punto di osservazione tendono al viola mentre gli spettri dei fasci di luce che si allontanano dal punto di osservazione tendono al rosso (come l’affievolirsi del fischio del treno mentre si allontana dall’osservatore). L’osservazione di Hubble mostrò che, secondo questa legge, i corpi celesti si stavano allontanando da noi. Poco dopo, fece un’altra importante scoperta; le stelle non stavano solo allontanadosi dalla Terra ma anche tra di loro. L’unica conclusione che si poteva dedurrre da un universo in cui tutto si allontana da tutto è che l’universo si “espande” costantemente.

Hubble aveva scoperto la prova evidente di qualcosa che Georges Lemaître aveva “profetizzato” precedentemente e che una delle menti più eccellenti della nostra epoca aveva riconosciuto quasi quindici anni prima. Già nel 1915, grazie ai calcoli basati sulla sua recente Teoria della relatività, Albert Einstein aveva dedotto che l’universo non poteva essere statico, anticipando così le conclusioni di Friedman e Lemaître. Sconvolto dalle sue stesse scoperte, Einstein aveva aggiunto una “costante cosmologica” alle sue equazioni per far sì che “la risposta si rivelasse giusta” dopo che gli astronomi gli avevano assicurato che l’universo era statico e che non c’era altro modo di far rispondere le sue equazioni a quel modello. Anni dopo, Einstein dovette ammettere che la sua costante cosmologica fu l’errore più grande della sua carriera.

La scoperta di Hubble sull’espansione dell’universo spinse all’idea di un altro modello che non prevedesse alcuna macchinazione numerica per far corrispondere le equazioni alla realtà. Se l’universo si stava ingrandendo con lo scorrere del tempo, tornare indietro nel tempo significava farlo restringere; e, spingendosi oltre, tutto si sarebbe ristretto fino a convergere in un unico punto. Da questo modello, sdi evince che in un determinato momento tutta la materia dell’universo si sia trovata compattata in un’unica massa con “volume zero” per via della sua immensa forza gravitazionale. Questa esplosione ha preso il nome di “Big Bang" e la sua esistenza è stata ripetutamente confermata da prove fondate sull’osservazione.

Il Big Bang ha messo in evidenza un altro punto. Affermare che qualcosa ha volume zero equivale a dire che è “nulla”. L’intero universo è stato creato dal “nulla”. E inoltre questo ’universo ha avuto un inizio a dispetto della visione del materialismo che sostiene che “l’universo esiste dall’eternità”.

La teoria dell’universo stazionario

La teoria del Big Bang venne ampiamente e rapidamente accettata nel mondo scientifico grazie alla prova evidente che si era verificato. Nonostante ciò, gli astronomi a favore del materialismo e dell’idea di un universo infinito si rifiutarono di accettare il Big Bang, tentando di mantener vivo il principio della loro ideologia. A spiegarne la ragione fu l’astronomo inglese Arthur Eddington, che affermò "da un punto di vista filosofico l’idea di un inizio subitaneo dell’attuale ordine della natura mi ripugna”.4

Un altro astronomo che si oppose alla teoria del Big Bang fu Fred Hoyle. Intorno alla metà del Novecento, egli se ne uscì con un nuovo modello che chiamò “dello stato stazionario”, che non era altro che un’estensione dell’idea ottocentesca di universo infinito. Una volta accettata l’indiscutibile prova che l’universo si stava espandendo, propose che l’universo fosse infinito in termini di dimensioni e tempo. Secondo questo modello, mentre l’universo si espandeva, nasceva da sola nuova materia in quantità sufficiente da mantenere l’universo in uno "stato stazionario". Questa teoria, che aveva solo l’evidente scopo di sostenere il dogma della “materia che esiste dai tempi dei tempi” e che rappresenta la colonna portante della filosofia materialista, contrastava totalmente con quella del Big Bang, secondo cui l’universo ha avuto un inizio. I sostenitori della teoria di Hoyle si sono irremovibilmente opposti alla teoria del Big Bang per anni. La scienza, tuttavia, li ha smentiti.

Il trionfo del Big Bang

Nel 1948, George Gamow portò avanti i calcoli di Georges Lemaître ed espresse una nuova idea sul Big Bang. Se l’universo si era formato con un’esplosione improvvisa e cataclismatica, quell’esplosione doveva aver emanato una quantità di radiazioni ben precisa. Queste radiazioni dovevano essere rilevabili e uniformi in tutto l’universo.


L’affermazione di Sir Arthur Eddington "l’idea di un inizio subitaneo dell’attuale ordine della natura mi ripugna" rappresenta l’ammissione del disagio che il Big Bang ha causato ai materialisti.
Nei due decenni successivi si ebbe la prova empirica dell’ipotesi di Gamow. Nel 1965, i due ricercatori Arno Penzias e Robert Wilson si imbatterono casualmente in una forma di radiazione fino allora inosservata. Chiamata "radiazione cosmica di fondo", era diversa da qualsiasi altra cosa proveniente dall’universo poiché era straordinariamente uniforme. Non aveva un’ubicazione determinata né una fonte ben precisa; era invece distribuita ugualmente ovunque. Si capì presto che questa radiazione era l’eco del Big Bang, che si propagava ancora dai primi momenti della grande esplosione. Gamov aveva indovinato, perché la frequenza della radiazione aveva quasi lo stesso valore predetto dagli scienziati. Grazie alla scoperta, a Penzias e Wilson venne assegnato il premio Nobel.

Nel 1989, George Smoot e la sua équipe ala NASA lanciarono un satellite nello spazio. Chiamato "Cosmic Background Emission Explorer" (COBE), grazie agli eccellenti strumenti di cui era dotato, il satellite impiegò solo otto minuti per rilevare e confermare i livelli di radiazione riportati da Penzias e Wilson. In conclusione quei risultati dimostravano l’esistenza di una forma calda e densa, risultato dell’esplosione che aveva dato vita all’universo. Gran parte degli scienziati riconobbe che il satellite COBE aveva catturato con successo i resti del Big Bang.


La radiazione cosmica di fondo scoperta da Penzias e Wilson è la prova inconfutabile del Big Bang da parte del mondo scientifico.
Ma le prove del Big Bang non si fermano qui. Alcune sono legate alle quantità relative di idrogeno ed elio nell’universo. Dalle osservazioni fatte si è dedotto che il rapporto di questi due elementi nell’universo coincideva con i calcoli teorici su ciò che sarebbe dovuto rimanere dopo il Big Bang. Ciò costituì un’ulteriore prova a sfavore della teoria dello stato stazionario poiché se l’universo fosse esistito dall’eternità e non avesse avuto inizio, tutto l’idrogeno si sarebbe dovuto bruciare in elio.

Trovandosi di fronte a una prova del genere, il Big Bang guadagnò la quasi completa approvazione del mondo scientifico. In un articolo datato ottobre 1994, la rivista Scientific American mise in evidenza che il modello del Big Bang era l’unico che poteva giustificare la costante espansione dell’universo e altri risultati empirici.

Difensore della teoria dello stato stazionario insieme a Fred Hoyle per anni, Dennis Sciama descrisse la posizione finale raggiunta dopo tutte le prove scoperte a favore della teoria del Big Bang:

All’epoca ci fu un dibattito un po’ acrimonioso tra i sostenitori della teoria dello stato stazionario e gli osservatori che la stavano mettendo alla prova, credo, con la speranza di confutarla. Allora recitai un ruolo secondario perché sostenevo la teoria dello stato stazionario, non nel senso che credessi alla sua validità, ma per il fatto che la trovavo interessante e che mi auguravo che fosse vera. Quando saltò fuori la prova basata sull’evidenza, Fred Hoyle fu il primo a cercare di contrastarla e io recitai una piccola parte al suo fianco, cercando anche di suggerire come poter affrontare questa prova contraria. Ma man mano che si scoprivano altre prove, divenne sempre più evidente che il gioco era finito e si dovette abbandonare la teoria dello stato stazionario.5

Chi creò l’universo dal nulla?

Con il trionfo del Big Bang, la tesi di un "universo infinito", che costituisce la base del dogma materialista, fu gettata nel mucchio di rifiuti della storia. Ma ciò fece sorgere ai materialisti un paio di domande scomode: Cosa esisteva prima del Big Bang? E quale forza poteva aver generato la grande esplosione che diede vita a un universo che prima non esisteva?

I materialisti come Arthur Eddington si resero conto che risposte a domande del genere potevano richiamare l’attenzione sul “fatto della creazione” e che ciò li avrebbe messi in una posizione scomoda. Anthony Flew, un filosofo ateo che in seguito riconobbe il fatto della creazione, a tal proposito dichiarò:

È risaputo che la confessione fa bene all’anima. Quindi, comincerò confessando che l’ateo che accetta il postulato di Stratone di Lampsaco deve sentirsi imbarazzato dal consenso cosmologico contemporaneo. Perché pare che i cosmologi stiano fornendo una prova scientifica di ciò che San Tommaso sosteneva non potesse essere provato filosoficamente, ossia che l’universo ha avuto un inizio. 6

Molti scienziati che non si impongono di essere atei accettano e sostengono l’esistenza di Allah, che ha un potere infinito. Ad esempio, l’astrofisico parla di un Creatore dell’universo che sta al di sopra di tutte le dimensioni fisiche:

Per definizione, il tempo è quella dimensione in cui avvengono i fenomeni di causa-effetto. In sua assenza, né cause né effetti. Se l’inizio del tempo è simultaneo a quello dell’universo, come afferma il teorema spazio-tempo, allora la causa dell’universo deve essere qualche entità che opera in una dimensione temporale completamente preesistente e indipendente dalla dimensione temporale del cosmo… Ci dice che il Creatore è trascendente e che opera oltre i limiti dimensionali dell’universo. Ci dice che Dio non è l’universo e che questo non lo ingloba a sé.7

Le obiezioni alla creazione e la loro inconsistenza

È palesemente ovvio che il Big Bang abbia comportato la creazione dell’universo dal nulla e che sia la prova di una creazione intenzionale. Riguardo a questo fatto, alcuni astronomi e fisici materialisti hanno tentato di proporre spiegazioni alternative per opporsi a questa realtà. Nel tentativo di trovare un sostegno alla propria filosofia, è stata avanzata la teoria dello stato stazionario, già menzionata in precedenza, a cui hanno aderito tutti coloro che non accettavano l’ipotesi di una “creazione dal nulla”, nonostante la presenza di prove inconfutabili.

Esistono anche molti modelli proposti dai materialisti che accettano la teoria del Big Bang ma che tentano di esorcizzare l’ipotesi della creazione. Uno di questi è il modello dell’universo “oscillante”; un altro è il “modello di universo quantico”. Esaminiamo queste teorie e capiamo perché sono infondate.

Il modello dell’universo oscillante fu avanzato dagli astronomi che disapprovavano l’idea che il Big Bang rappresentasse l’inizio dell’universo. In questo modello si afferma che, a un certo punto, l’attuale espansione dell’universo finirà e poi avrà inizio il processo inverso di contrazione. Quest’ultima causerà la riduzione di tutto in un unico punto che poi esploderà di nuovo dando origine a un nuovo processo di espansione. Questo fenomeno, dicono, si ripete un’infinità di volte. Questo modello sostiene anche che l’universo abbia subito questa trasformazione già un infinito numero di volte e che continuerà a farlo per sempre. In altre parole, l’universo esiste dall’eternità ma si espande e si restringe a intervalli alterni con un’enorme esplosione che segna ogni ciclo. L’universo in cui viviamo è solo uno di quegli infiniti universi che attraversano lo stesso ciclo.

Ciò non è altro che un flebile tentativo di adattare il Big Bang all’ipotesi di un universo infinito. Lo scenario proposto non è supportato da alcun risultato di ricerche scientifiche condotte negli ultimi 15-20 anni, il che dimostra l’insussistenza dell’idea di un universo “oscillante”. Inoltre, le leggi della fisica non forniscono ragioni per cui un universo che si contrae dovrebbe esplodere di nuovo dopo essersi ritratto in un unico punto: dovrebbe rimanere così com’è. Né tanto meno danno spiegazioni sul perché un universo in espansione dovrebbe, in primo luogo, cominciare a contrarsi.8

Anche se ammettessimo l’esistenza di un meccanismo che attivi questo ciclo di contrazione-esplosione-espansione, il punto cruciale è che questo ciclo non potrebbe andare avanti per sempre, come declamato. I calcoli previsti dal modello dimostrano che ogni universo trasferirà una quantità di entropia al suo successore. In altre parole, la quantità di energia utile disponibile diminuisce ogni volta e ogni universo “che si apre” lo farà più lentamente e avrà un diametro più grande. Ciò comporta che la volta seguente si viene a creare un universo molto più piccolo e così via, fino a svanire nel nulla. Anche se esistessero universi che si “aprono e chiudono”, non potrebbero durare in eterno. Ad un certo punto diventerebbe necessaria la creazione di “qualcosa” dal “nulla”.9

In sostanza, il modello dell’universo “oscillante” è una fantasia senza speranze la cui realtà fisica è impossibile.

Il “modello di universo quantico” è un altro tentativo di epurare il Big Bang dalle sue implicazioni creazioniste. I suoi sostenitori basano questo modello sulle osservazioni della fisica (subatomica) quantica. Nella fisica quantica si osserva che le particelle subatomiche appaiono e scompaiono spontaneamente nel vuoto. Interpretando questa osservazione: “a livello quantico può originarsi materia, questa è una proprietà che appartiene alla materia”, alcuni fisici tentano di spiegare l’origine della materia dalla “non esistenza” durante la creazione dell’universo come una “proprietà appartenente alla materia”, presentandola come parte delle leggi della natura. In questo modello, il nostro universo viene visto come una particella subatomica in una più grande.

Tuttavia questo sillogismo è di sicuro fuori discussione e, a ogni modo, non può spiegare com’è nato l’universo. William Lane Craig, autore di The Big Bang: Theism and Atheism ne spiega la ragione:

Un vuoto meccanico quantico che produce particelle materiali è ben lontano dall’idea comune di “vuoto” (inteso come nulla). Piuttosto, un vuoto quantico corrisponde a un mare di particelle che si formano e si dissolvono di continuo, che prendono in prestito energia dal vuoto per la loro breve esistenza. Ciò non è “nulla” e, quindi, le particelle materiali non nascono dal nulla.10

Quindi nella fisica quantica “non si forma materia se prima non ce n’era”. Ciò che avviene è che l’energia ambientale diventa improvvisamente materia e, sempre improvvisamente, sparisce trasformandosi di nuovo in energia. In breve, non esiste una condizione di “esistenza dal nulla” come declamato.

In fisica, non meno che in altre branche della scienza, ci sono scienziati atei che non esitano a mascherare la verità sorvolando sui punti critici e sui dettagli, con l’intento di sostenere la visione materialista e raggiungere i loro fini. Secondo loro, è molto più importante difendere il materialismo e l’ateismo piuttosto che ammettere i dati e le realtà scientifiche.

Alla luce dei dati sopraelencati, molti scienziati scartano il modello di universo quantico. C. J. Isham spiega che “questo modello non è ampiamente accettato a causa delle difficoltà inerenti che pone”.11 Questa idea è stata abbandonata persino da alcuni di coloro che l’avevano proposta, tipo Brout e Spindel.12

Una versione recente e molto pubblicizzata del modello di universo quantico è stata avanzata dal fisico Stephen Hawking. Nel libro Dal Big Bang ai buchi neri, Hawking afferma che il Big Bang non necessariamente significa “esistenza dal nulla”. Invece di un “non tempo” prima del Big Bang, Hawking propone il concetto di “tempo immaginario”. Secondo lui, esisteva solo un intervallo di tempo immaginario di 10-43 secondi prima che si verificasse il Big Bang e che si formasse il “vero” tempo. L’intento di Hawking era quello di sorvolare sulla realtà dell’“eternità” prima del Big Bang sostituendola con il tempo “immaginario”.


Anche Stephen Hawking tenta di avanzare una spiegazione diversa per il Big Bang che non sia la creazione, come fanno altri materialisti affidandosi a contraddizioni e falsi concetti.
Come concetto, il "tempo immaginario" equivale a zero o alla non esistenza, come il numero immaginario di persone in una stanza o il numero immaginario di auto sulla strada. In questo caso Hawking gioca con le parole. Egli afferma che le equazioni sono giuste quando si riferiscono a un tempo immaginario ma, in realtà, ciò non significa nulla. Il matematico Sir Herbert Dingle si riferisce alla possibilità di simulare cose immaginarie come vere in matematica, ossia:

Nel linguaggio della matematica si possono raccontare sia bugie che verità e, nell’ambito della stessa matematica, non c’è alcun modo di distinguere le une dalle altre. Lo si può fare solo con l’esperienza o ragionando in un contesto non matematico, applicando la possibile relazione tra la soluzione matematica e il suo corrispondente fisico.13

Per farla breve, una soluzione matematicamente immaginaria o teorica non necessita di una conseguenza vera o reale. Sfruttando una proprietà esclusiva della matematica, Hawking formula ipotesi non legate alla realtà. Ma che motivo avrà per farlo? Sono le sue stesse parole a fornire una risposta facile alla domanda. Hawking ammette di preferire i modelli di universo alternativi al Big bang poiché quest’ultimo “allude alla creazione divina” a cui si oppongono di proposito questi modelli. 14

Da ciò si evince che, in realtà, i modelli alternativi al Big Bang quali la teoria dello stato stazionario, il modello di universo che si apre e si chiude e i modelli di universo quantico nascono dai pregiudizi filosofici dei materialisti. Le scoperte scientifiche hanno dimostrato la realtà del Big Bang e possono persino spiegare “l’esistenza dal nulla”. E ciò prova che l’universo è stato creato da Allah, qualcosa che i materialisti rifiutano categoricamente.

Un esempio di questa opposizione al Big Bang è presente nel saggio di John Maddox, editore di Nature (rivista materialista), che apparve nel 1989. In "Down with the Big Bang", Maddox dichiara l’inaccettabilità filosofica del Big Bang poiché aiuta i teologi fornendo loro un forte supporto per le loro idee. L’autore predisse anche che il Big Bang sarebbe stato confutato e che entro un decennio non avrebbe ricevuto più alcun supporto.15 Ma le scoperte avvenute nei dieci anni successivi a sostegno dell’esistenza del Big Bang non hanno fatto altro che infastidire maggiomente il povero Maddox.

Alcuni materialisti operano con un po’ più di buon senso in materia. Il materialista inglese H. P. Lipson accetta la verità della creazione, sebbene "non di buon grado", quando afferma:

Se dunque la materia vivente non è causata dall’interazione di atomi, forze naturali e radiazioni, com’è nata? Tuttavia, credo che dobbiamo…ammettere che l’unica spiegazione accettabile sia la creazione. So che ciò rappresenta un anatema per i fisici, e anche per me, ma non dobbiamo rinnegare ciò che non ci piace quando invece le prove sperimentali ci mostrano il contrario.16

In conclusione, questa è la verità rivelata dalla scienza: la materia e il tempo sono state create da Allah, detentore di un immenso potere e totalmente estraneo al tempo e alla materia.

I segni nel Corano

Il modello del Big Bang non fornisce solo la spiegazione dell’universo, ma si spinge oltre. Come sottolineano le sopramenzionate parole di Anthony Flew, la scienza ha dimostrato un’asserzione fino ad allora supportata solo da fonti religiose.

Questa verità è la realtà della creazione dal nulla. Se ne fa menzione nei libri sacri che hanno funto da guida al genere umano per migliaia di anni.

Nell’unico libro rivelato da Allah che è sopravvissuto completamente integro, il Corano, sono presenti affermazioni sulla creazione dell’universo dal nulla e su come questa si sia verificata, affermazioni che risalgono a quattordici secoli fa ma che combaciano perfettamente con le conoscenze del XX secolo.

Innanzitutto, la creazione di questo universo dal nulla è rivelata nel Corano come segue:

Il Creatore dei cieli e della Terra! Come potrebbe avere un figlio, se non ha compagna, Lui che ha creato ogni cosa e che tutto conosce?(Surat al-Anam: 101)

Un altro aspetto importante rivelato nel Corano, quattordici secoli prima della scoperta moderna del Big Bang con le relative conseguenze, è che quando è stato creato, l’universo occupava un volume davvero minuscolo:

Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la Terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e traemmo dall'acqua ogni essere vivente . Ancora non credono?(Surat al-Anbiya': 30)

Quest’ultima è la traduzione ma, nell’originale arabo, la scelta delle parole è molto importante. Nei dizionari arabi la parola ratk, tradotta con "compatta", significa "mischiato l’uno con l’altro, amalgamato". Si usa per indicare due diverse sostanze che si uniscono per formarne una sola. La frase "li separammo" corrisponde al verbo arabo fatk che significa che qualcosa nasce dividendo o distruggendo la struttura ratk. Questo verbo si utilizza, ad esempio, quando il seme germoglia dal terreno.

Riconsideriamo il versetto con questa consapevolezza in mente. Nel versetto, il cielo e la Terra sono dapprima soggetti allo stato di ratk. Poi avviene la separazione (fatk) dell’uno dall’altro. I cosmologi parlano di un “uovo cosmico” composto da tutta la materia dell’universo esistente prima del Big Bang. In altre parole, i cieli e la Terra erano racchiusi in quest’uovo in una condizione di ratk. A un certo punto l’uovo cosmico è esploso violentemente causando il fatk della materia e, in quel processo, è nato l’intero universo.

Un’altra verità rivelata nel Corano riguarda l’espansione dell’universo, identificata alla fine degli anni ’20. Anche la scoperta di Hubble del redshift nello spettro della luce stellare è rivelata nel Corano:

Il cielo lo abbiamo costruito con la Nostra potenza e [costantemente] lo estendiamo nell'immensità. (Surat adh-Dhariyat: 47)

In pratica, le scoperte della scienza moderna confermano la verità rivelata nel Corano e non il dogma materialista. I materialisti possono spacciarla per “coincidenza” ma la realtà è che l’universo è nato da un atto di creazione da parte di Allah e la sola vera conoscenza sull’origine dell’universo la si può ritrovare nella parola che il Creatore ci ha rivelato.
 

L’EQUILIBRIO NELL’ESPLOSIONE


La potenza dell’esplosione cosmica è quindi sintonizzata con una precisione quasi incredibile alla sua forza di gravitazione. Il Big Bang non fu, evidentemente, uno scoppio più o meno casuale, bensì un’esplosione di grandezza esattamente predisposta.
Paul Davies, docente di fisica teorica 17

Nel primo capitolo abbiamo esaminato la creazione dell’universo dal nulla in seguito a una grande esplosione. Adesso, invece, prenderemo in considerazione le sue implicazioni.

Gli scienziati stimano che nell’intero universo esistano più di 300 miliardi di galassie. Queste presentano forme diverse (a spirale, ellittiche ecc.) e ognuna contiene all’incirca tante stelle quante sono le galassie presenti nell’universo. Attorno a una di queste stelle, il Sole, ruotano nove pianeti in grande armonia. Contando a partire dal Sole, noi tutti viviamo nel terzo di questi pianeti.

Guardiamoci intorno: quello che vediamo è un mucchio di materia disordinata sparpagliata a caso un po’ qua e un po’ là? Ovviamente no. Ma come avrebbe fatto la materia a costituire le galassie se fosse stata dispersa a caso? Perché a un certo punto la materia si è aggregata e ha formato le stelle? Com’è nato il delicato equilibrio del nostro sistema solare da un’esplosione violenta? Queste sono domande molto importanti che ci portano verso la vera domanda, ossia come si sia strutturato l’universo dopo il Big Bang.

Se il Big Bang è stato davvero un tale cataclisma, allora è ragionevole pensare che la materia si sarebbe dovuta sparpagliare ovunque a caso. Ma non è affatto così. Difatti, si è organizzata in pianeti, stelle, galassie, ammassi di galassie e superammassi di galassie. È come se una bomba esplosa in un granaio avesse causato il riversarsi del grano in sacchi ordinati e disposti direttamente sul retro di camion pronti per essere consegnati invece di far piovere ovunque i chicchi. Fred Hoyle, un coerente oppositore della teoria del Big Bang per anni, espresse la propria sorpresa innanzi a questa struttura:

La teoria del Big Bang sostiene che l’universo sia nato con un’unica esplosione. Tuttavia, come si può vedere di seguito, un’esplosione scinde semplicemente la materia, mentre il Big Bang ha misteriosamente prodotto un effetto opposto: la materia si è agglomerata in forma di galassie.18

Che la materia prodotta dal Big Bang abbia forgiato delle forme così ordinate e organizzate è un fatto davvero straordinario. Il verificarsi di una tale armonia ci porta a vedere l’universo come il risultato della perfetta creazione di Allah.

Nel presente capitolo esamineremo e prenderemo in considerazione questa perfezione ed eccellenza straordinarie.

La velocità dell’esplosione

Chi sente parlare del Big Bang ma non si concentra appieno sull’argomento, si perde lo straordinario progetto che risiede dietro l’esplosione. Ciò avviene perché l’idea di esplosione non evoca nella gente una sensazione di armonia, pianificazione o organizzazione. Difatti, vi sono un numero di aspetti enigmatici rispetto all’intricato ordine nel Big Bang.

Uno di questi ha a che vedere con l’accelerazione causata dall’esplosione. Quando questa si è verificata, sicuramente la materia deve aver iniziato a muoversi ovunque a una velocità folle. Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Al momento dell’esplosione deve esserci stata anche una potentissima forza attrattiva, così forte da assembrare l’intero universo in un solo punto.

Sono due le forze che entrano in gioco, e sono diverse e opposte. La forza dell’esplosione, che spinge la materia verso l’esterno e in ogni direzione, e la forza d’attrazione che cerca di resistere trattenendo tutto. L’universo è nato grazie all’equilibrio di queste due forze. Se la forza di attrazione avesse superato quella esplosiva, l’universo avrebbe ceduto. In caso contrario, la materia sarebbe schizzata ovunque e in modo tale da non potersi ricongiungere.

Dunque quant’è stato sensibile questo equilibrio? Quanto “margine” ci sarebbe potuto essere tra le due forze?


Paul Davies: "la prova è così schiacciante da ammettere l’esistenza di un disegno cosmico consapevole."
Il fisico matematico Paul Davies, docente presso l’Università di Adelaide in Australia, ha compiuto lunghi calcoli sulle condizioni verificatesi nel momento del Big Bang da cui è uscito fuori un risultato che ha dell’incredibile. Secondo Davies, se la velocità di espansione fosse stata diversa di 10-18 secondi (un quintilionesimo di secondo), non ci sarebbe stato nessun universo. Ecco la conclusione di Davies:

Misurazioni accurate pongono la velocità di espansione [dell’universo] molto vicina a un valore critico in coincidenza col quale l’universo si sottrarrebbe alla propria gravità espandendosi per sempre. Se l’espansione fosse un pochino più lenta, il mondo intero subirebbe il collasso gravitazionale, se fosse un po’ più veloce il materiale cosmico si sarebbe disperso completamente tempo fa. È interessante chiedersi con quanta precisione il ritmo dell’espansione sia stato “sintonizzato” a questa stretta linea di divisione fra due catastrofi. Se al tempo 1 S (epoca in cui i caratteri dell’espansione erano già ben determinati) la rapidità dell’espansione si fosse discostata dal valore attuale di più di 10-18, questa lievissima differenza sarebbe bastata a far saltare il delicato equilibrio. La potenza dell’esplosione cosmica è quindi sintonizzata con una precisione quasi incredibile alla sua forza di gravitazione. Il Big Bang non fu, evidentemente, uno scoppio più o meno casuale, bensì un’esplosione di grandezza esattamente predisposta.19

Bilim Teknik (periodico scientifico turco) riporta un articolo apparso su Science in cui si parla del fenomenale equilibrio della fase iniziale dell’universo:

Se la densità dell’universo fosse stata maggiore, in quel caso, stando alla Teoria della relatività di Einstein, l’universo non si sarebbe espanso per via delle forze di contrazione delle particelle atomiche, bensì si sarebbe contratto fino a diventare un punto. Se la densità iniziale fosse stata inferiore, allora l’universo si sarebbe espanso rapidamente ma, in quel caso, le particelle atomiche non si sarebbero attratte a vicenda e non si sarebbero formate né stelle né galassie. Di conseguenza, l’uomo non sarebbe mai esistito! Secondo i calcoli, la differenza tra la reale densità iniziale dell’universo e la sua densità critica, che è poco probabile che si manifesti, è inferiore all’uno percento di un quadrilione. Il che corrisponde a posizionare una matita in modo che stia in equilibrio sulla punta anche dopo un miliardo di anni…Inoltre, espandendosi l’universo, l’equilibrio diventa più sensibile.20

Persino Stephen Hawking, che in Dal Big Bang ai buchi neri tenta di spiegare la creazione dell’universo come una serie di coincidenze, è consapevole dello staordinario equilibrio nel ritmo di espansione:

Se la velocità dell'espansione, un secondo dopo il Big Bang, fosse stata minore anche solo di una parte su centomila milioni di milioni, l'universo avrebbe esaurito la sua espansione e sarebbe tornato a contrarsi prima di aver mai raggiunto il suo stato. 21

Dunque, cosa indica un equilibrio così notevole? L’unica risposta ragionevole alla domanda è che ciò rappresenti la prova di un progetto e non il frutto del caso. Nonostante la sua inclinazione materialista lo stesso Davies ammette:

È dura opporsi al fatto che l’attuale struttura dell’universo, apparentemente così sensibile alle minime alterazioni numeriche, sia stata elaborata piuttosto bene…La concordanza apparentemente miracolosa dei valori numerici che la natura ha assegnato alle sue costanti fondamentali resta la più irrefutabile prova a favore di un elemento del disegno cosmico.22

Le quattro forze

La velocità di esplosione del Big Bang è solo uno dei notevoli stati di equilibrio al momento della creazione. Immediatamente dopo il Big Bang, le forze che regolano e organizzano l’universo in cui viviamo dovevano essere numericamente “giuste” altrimenti non ci sarebbe stato l’universo.

Si tratta delle “quattro forze fondamentali” riconosciute dalla fisica moderna. La struttura e il moto dell’universo sono governati da queste quattro forze: forza gravitazionale, forza elettromagnetica, forza nucleare forte e forza nucleare debole. Le forze nucleari forte e debole operano solo su scala atomica. Le restanti due forze (gravitazionale ed elettromagnetica) governano l’agglomerazione di atomi, in altre parole il “materiale cosmico”. Queste quattro forze fondamentali furono chiamate in causa subito dopo il Big Bang e diedero origine alla creazione degli atomi e del materiale cosmico.

Il confronto tra queste forze è illuminante perché i valori sono sorprendentemente diversi gli uni dagli altri. Eccoli riportati di seguito in unità standard internazionali:

Forza nucleare forte: 15
Forza nucleare debole: 7.03 x 10-3
Forza elettromagnetica: 3.05 x 10-12
Forza gravitazionale: 5.90 x 10-39

Si noti quanto sia diversa l’intensità che presentano le quattro forze. La differenza tra la più forte (forza nucleare forte) e la più debole (forza di gravità) è di circa 25 seguito da 38 zeri! Perché deve essere così?


Il biologo molecolare Michael Denton affronta un punto importante nel suo libro Nature's Destiny: How the Laws of Biology Reveal Purpose in the Universe. Secondo Denton l’universo è stato creato e concepito apposta per rendere possibile la vita umana.
In Nature's Destiny, il biologo molecolare Michael Denton si occupa dell’argomento:

Se, ad esempio, la forza di gravità fosse stata un trilione di volte più forte, allora l’universo sarebbe stato di gran lunga più piccolo e avrebbe avuto una storia più breve. Una stella nella media avrebbe posseduto una massa un trilione di volte inferiore a quella del Sole e un arco di vita di circa un anno. Dall’altra parte, se la gravità fosse stata meno potente, non si sarebbero formate né stelle né galassie. Le altre relazioni e gli altri valori non sono meno critici. Se la forza forte fosse stata anche solo leggermente più debole, l’unico elemento a restare stabile sarebbe stato l’idrogeno. Non sarebbe potuto esistere nessun altro atomo. Se fosse stata leggermente più forte in rapporto all’elettromagnetismo, allora la caratteristica stabile dell’universo sarebbe stato un nucleo atomico di soli due protoni, il che implica che non ci sarebbe stato idrogeno, e se si fossero evolute le stelle e le galassie, queste sarebbero state diverse rispetto a come sono. Chiaramente, se queste forze e costanti varie non avessero esattamente i valori che hanno, non ci sarebbero stelle, supernove, pianeti, atomi e nemmeno forme di vita.23

Paul Davies commenta come le leggi della fisica forniscano le condizioni ideali per la vita umana:

Se la natura avesse optato per una combinazione di numeri leggermente diversa, il mondo sarebbe un luogo molto diverso. Probabilmente non saremmo qui a vederlo… Scoperte recenti sul cosmo primordiale ci costringono ad accettare che l’universo in espansione è stato messo in moto con una cooperazione di strabiliante precisione.24

Arno Penzias, che insieme a Robert Wilson fu il primo a notare la radiazione cosmica di fondo (grazie alla quale ricevettero il premio Nobel nel 1965), commenta così il bellissimo progetto dell’universo:

L’astronomia ci conduce a un evento unico, un universo creato dal nulla, uno con quel giusto e delicato equilibrio necessario a fornire esattamente le condizioni richieste per consentire che abbia luogo la vita, e uno che ha un progetto di fondo (si potrebbe dire “sovranazionale”).25

Dalle loro osservazioni, gli scienziati appena citati hanno tratto un’importante conclusione. Esaminando e riflettendo sugli incredibili equilibri e sul loro meraviglioso ordine nel disegno dell’universo non si arriva che a una verità: esistono nell’universo un disegno superiore e un’armonia perfetta. Indubbiamente l’Autore di questo disegno e di quest’armonia è Allah, che ha creato ogni cosa in modo ineccepibile. Allah richiama la nostra attenzione in uno dei Suoi versetti riguardo all’ordine nella creazione dell’universo, pianificata e calcolata in ogni particolare:

Colui Cui [appartiene] la sovranità dei cieli e della Terra, Che non si è preso figlio alcuno, Che non ha consoci nella sovranità , Che ha creato ogni cosa e le ha dato giusta misura(Surat al-Furqan: 2)

Il calcolo della probabilità confuta la "coincidenza"

Ciò che stato detto finora mostra gli straordinari equilibri tra le forze che rendono possibile la vita umana nell’universo. La velocità di esplosione del Big Bang, i valori delle quattro forze fondamentali e tutte le altre variabili che esamineremo nei capitoli a seguire e che sono vitali per l’esistenza sono stati “calibrati” con una precisione straordinaria.

Adesso faremo una breve digressione e analizzeremo la teoria del materialismo sulla coincidenza. “Coincidenza” è un termine matematico e la possibilità che si verifichi un evento può essere calcolata ricorrendo al calcolo della probabilità. Facciamolo.

LA PROBABILITÀ DELL’ESISTENZA DI UN UNIVERSO IN CUI POSSA FORMARSI LA VITA
I calcoli del matematico inglese Roger Penrose mostrano che la probabilità di un universo utile alla vita nato per caso è di 1 su 1010123. L’espressione "estremamente improbabile" è inadeguata a descrivere questa possibilità

1000000000000000000000000000000
0000000000000000000000000000000
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Tenendo conto delle variabili fisiche, quali sono le probabilità che un universo in cui si è sviluppata la vita umana sia nato per combinazione? Una su miliardi di miliardi? O trilioni di trilioni di trilioni? O di più?

Roger Penrose, un famoso matematico inglese e amico intimo di Stephen Hawking, si è posto questa domanda e ha tentato di calcolare le probabilità. Includendo quelle che, secondo lui, erano le variabili necessarie per la vita umana su un pianeta come il nostro, egli calcolò la probabilità che, tra tutti i risultati possibili del Big Bang, si creasse quell’ambiente.

Secondo Penrose, le probabilità rispetto a una tale occorrenza erano dell’ordine di 1010123 a 1.

È difficile persino immaginare cosa significhi una cifra del genere. In matematica, il valore 10123 significa 1 seguito da 123 zeri. (Il che supera il numero totale di atomi 1078 che si pensa esistano nell’intero universo). Ma la risposta di Penrose supera di gran lunga queste cifre: ossia si tratta di 1 seguito da 10123 zeri.


Roger Penrose: "Questo numero ci indica quanto deve essere stato preciso lo scopo del Creatore”.
103 significa 1.000, mille. 10103 è un numero che ha 1 seguito da 1000 zeri. Se ci sono sei zeri, si parla di un milione; se ce ne sono nove, si parla di un miliardo; se ce ne sono dodici, si parla di un trilione e così via. Non esiste nemmeno un nome per un numero che ha 1 seguito da 10123 zeri.

In termini pratici, in matematica, una probabilità di 1 su 1050 significa "probabilità zero". Il numero di Penrose è trilioni di trilioni di trilioni di volte inferiore. Ossia, il numero di Penrose ci dice che la creazione “accidentale” o “fortuita” del nostro universo è un’impossibilità.

A proposito di questo sorprendente, numero Roger Penrose commenta:

Ciò ci indica quanto deve essere stato precisa la mira del Creatore, vale a dire un’accuratezza di una parte su 1010123. Si tratta di una cifra straordinaria. Forse non si riuscirebbe nemmeno a scriverlo per esteso nella comune notazione: sarebbe 1 seguito da 10123 zeri. Anche se scrivessimo uno 0 su ogni singolo protone e neutrone (e prendessimo in causa tutte le altre particelle di giusta misura), a un certo punto ci mancherebbe dove continuare a scrivere la cifra voluta.26

I numeri che determinano il disegno e il progetto dell’equilibrio dell’universo svolgono un ruolo cruciale e vanno al di là di ogni comprensione. Questi valori provano che l’universo non è affatto il prodotto di una coincidenza e ci mostrano, come afferma Penrose, “quanto deve essere stato preciso lo scopo del Creatore”.

In realtà, non occorre ricorrere a quei calcoli per rendersi conto che l’universo non è un “prodotto di coincidenze”. Basta semplicemente guardarsi intorno, persino dai più piccoli dettagli di ciò che si vede è possibile avvertire che sia avvenuta una creazione. Come può un universo del genere, perfetto nei suoi sistemi (Sole, Terra, individui, case, auto, alberi, fiori, insetti e le altre cose che ingloba a sé) essere il risultato di atomi che si ritrovano insieme per caso dopo un’esplosione? Ogni particolare che scrutiamo è una dimostrazione della creazione e del potere supremo di Allah. Solo chi riflette coglie questi segni.

Nella creazione dei cieli e della Terra, nell'alternarsi del giorno e della notte, nella nave che solca i mari carica di ciò che è utile agli uomini, nell'acqua che Allah fa scendere dal cielo, rivivificando la terra morta e disseminandovi animali di ogni tipo, nel mutare dei venti e nelle nuvole costrette a restare tra il cielo e la Terra, in tutto ciò vi sono segni per la gente dotata di intelletto. (Surat al-Baqara:164)

La pura verità

La scienza del XX secolo ha scovato la prova categorica che l’universo è stato creato da Allah. Il principio antropico menzionato precedentemente rivela ogni particolare di un universo che è stato disegnato apposta per il genere umano e in cui non c’è spazio per il caso.

Il lato comico è che coloro che hanno scoperto tutto ciò e che sono arrivati alla conclusione che l’universo non può essere nato per caso, sono proprio gli stessi che difendono la filosofia del materialismo. Scienziati quali Paul Davies, Arno Penzias, Fred Hoyle e Roger Penrose non erano uomini di fede e, di certo, non avevano nessuna intenzione di provare l’esistenza di Allah mentre portavano avanti il proprio lavoro. È facile immaginare che arrivarono quasi controvoglia alle conclusioni sul disegno dell’universo per mano di un potere superiore.

L’astronomo americano George Greenstein lo confessa nel libro The Symbiotic Universe:

Com’è potuto capitare? [che le leggi della fisica si adeguassero alla vita]. Man mano che valutiamo tutte le prove, si presenta insistentemente il pensiero che debba entrarci un qualche agente supernaturale, o piuttosto Agente. È possibile che improvvisamente, senza volerlo, siamo incappati in una prova scientifica dell’esistenza di un Essere Supremo? È stato Dio ad apparire e a creare il cosmo in modo tanto provvidenziale a nostro beneficio?27

Da un lato, l’ateo Greenstein trascura la semplice verità; ciononostante, non può far a meno di porsi delle domande. Dall’altro, altri scienziati meno prevenuti ammettono prontamente che l’universo deve essere stato creato appositamente per consentire agli esseri umani di viverci. L’astrofisico americano Hugh Ross conclude il suo articolo "Design and the Anthropic Principle" con queste parole:

A dare origine all’universo deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire l’universo deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire il pianeta Terra deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente. A concepire la vita deve essere stato un Creatore trascendente e intelligente.28

Quindi la scienza prova la realtà della creazione. Di certo Allah esiste e ha creato tutto ciò che ci circonda, il visibile e l’invisibile. Lui è l’unico Creatore dello straordinario ed eccezionale equilibrio e del disegno dei cieli e della Terra.

Oggigiorno il materialismo è giunto a un punto così critico da apparire un credo superstizioso e non scientifico. Il genetista americano Robert Griffiths ha scherzosamente affermato "se per un dibattito avessimo bisogno di un ateo, mi rivolgerei al dipartimento di filosofia. Quello di fisica non è molto d’aiuto”.29

Per riassumere: qualsiasi legge e costante fisica dell’universo è stata appositamente concepita per consentire l’esistenza e la vita degli esseri umani. Nel suo libro, Il cosmo intelligente: le nuove scoperte sulla natura e l'ordine dell'universo, Davies afferma questa verità nell’ultimo paragrafo: "L’impressione dell’esistenza di un disegno globale è schiacciante".30

Indubbiamente, il disegno dell’universo è la prova del potere di Allah che si afferma. Tra le prove del Suo potere supremo e della creazione vi sono i precisi equilibri e tutti gli esseri umani. Questo risultato scoperto dalla scienza moderna è solo la rielaborazione di una verità rivelata nel Corano quattordici secoli fa:

Allah è il vostro Signore, Colui che in sei giorni ha creato i cieli e la Terra e poi si è innalzato sul Trono. Ha coperto il giorno con la notte ed essi si susseguono instancabilmente. Il Sole e la Luna e le stelle sono sottomesse ai Suoi comandi. Non è a Lui che appartengono la creazione e l'ordine? La lode [appartiene] ad Allah Signore dei mondi!. (Surat al-Araf: 54)

IL RITMO DEGLI ATOMI



Se le menti più eminenti del mondo riescono a svelarare solo con difficoltà le opere più intrinseche della natura, come si può pensare che queste siano semplicemente il risultato di un incidente non voluto, il prodotto del caso?
Paul Davies, docente di fisica teorica 31

In generale gli scienziati concordano sul fatto che, stando ai calcoli, il Big Bang si sia verificato circa 17 miliardi di anni fa. Tutto il materiale cosmico che costituisce l’universo è stato creato dal nulla, ma seguendo una straordinario disegno di cui abbiamo parlato nei primi due capitoli. Ciononostante, l’universo scaturito dal Big Bang sarebbe potuto essere diverso da quello attuale, ossia il nostro.

Ad esempio, se i valori delle quattro forze fondamentali fossero stati diversi, l’universo sarebbe formato solo da radiazioni e sarebbe divenuto un fazzoletto di luce senza stelle, galassie, esseri umani né altro. È stato grazie allo straordinario equilibrio delle quattro forze che sono nati gli “atomi (i componenti di quella che chiamiamo “materia”).

Gli scienziati sono d’accordo anche sul fatto che nei quattordici secondi successivi al Big Bang, i primi due elementi più semplici a formarsi furono l’idrogeno e l’elio. Questi si sono formati come risultato di una riduzione nell’entropia universale che stava causando la propagazione multidirezionale della materia. In altre parole, all’inizio l’universo non era altro che un accumulo di atomi di idrogeno ed elio. Ancora una volta, se così fosse rimasto, non ci sarebbero stati stelle, pianeti, pietre, suolo, alberi o esseri umani. Sarebbe stato un universo senza vita costituito da due soli elementi.

Il carbonio, l’elemento fondamentale della vita, è molto più pesante dell’idrogeno e dell’elio. Com’è nato?

Nel tentativo di dare una risposta alla domanda, gli scienziati sono incappati in una delle scoperte più sorprendenti di questo secolo.

La struttura degli elementi

La chimica è una scienza che si occupa della composizione, della struttura, delle proprietà delle sostanze e delle trasformazioni che subiscono. Il fondamento della chimica moderna è la tavola periodica degli elementi. Il primo ad abbozzarla fu il chimico Dmitrij Ivanovic Mendeleev, che dispose gli elementi in base alla loro struttura atomica. L’idrogeno, composto da un protone nel nucleo e da un elettrone che vi gira intorno, occupa il primo posto nella tavola perché è il più semplice di tutti gli elementi.

I protoni sono particelle subatomiche che trasportano una carica elettrica positiva nel nucleo dell’atomo. L’elio, con due protoni, occupa il secondo posto della tavola periodica. Il carbonio possiede sei protoni e l’ossigeno otto. Tutti gli elementi differiscono nel numero di protoni che contengono.

Un’altra particella presente nel nucleo di un atomo è il neutrone. A differenza dei protoni, i neutroni non trasportano alcuna carica elettrica: in altre parole sono neutri, da lì il nome.

La terza particella elementare di cui sono composti gli atomi è l’elettrone che ha una carica elettrica negativa. In ciascun atomo, il numero di protoni e di elettroni è lo stesso. A differenza dei protoni e dei neutroni, gli elettroni non si trovano all’interno del nucleo. Difatti vi ruotano intorno ad alta velocità, il che serve a mantenere separate le cariche positive e negative.

Sono le differenze nella struttura atomica (il numero di protoni/elettroni) a rendere gli elementi diversi gli uni dagli altri.

Un regola fondamentale della chimica classica è che gli elementi non si possono trasformare. Convertire il ferro (con ventisei protoni) in argento (con diciotto) comporterebbe l’eliminazione di otto protoni dal nucleo. Ma i protoni sono uniti dalla forza nucleare forte e il numero di protoni in un nucleo può essere modificato solo nelle reazioni nucleari. Pertanto, tutte le reazioni che avvengono in condizioni terrestri sono reazioni chimiche che dipendono dallo scambio di elettroni e che non alterano il nucleo.

Nel medioevo esisteva una “scienza” chiamata alchimia, il precursore della chimica moderna. Gli alchimisti, ignari della tavola periodica o delle strutture atomiche degli elementi, pensavano che fosse possibile trasformare gli elementi (l’oggetto del desiderio, per ovvie ragioni, era la trasformazione del ferro in oro). Adesso sappiamo che ciò che gli alchimisti intendevano fare è impossibile nelle condizioni che esistono sulla Terra: le temperature e le pressioni necessarie per una tale trasformazione sono troppo elevate da riprodurre in uno qualsiasi dei laboratori terrestri. Ma è possibile se si ha a disposizione il giusto posto per farlo.

E il posto giusto pare essere il cuore delle stelle.


Giganti rosse: i laboratori di alchimia dell’universo

La temperatura necessaria per vincere la riluttanza dei nuclei a modificarsi è di circa 10 milioni di gradi Celsius. Ecco spiegato perché “l’alchimia”, in senso reale, avviene solo nelle stelle. In quelle di media grandezza come il Sole, l’enorme energia irradiata è il risultato dell’idrogeno che si fonde in elio.

Le giganti rosse sono stelle enormi, cinquanta volte più grandi del nostro Sole. Nelle profondità di queste giganti ha luogo uno straordinario processo
Tenendo a mente questa breve analisi della chimica degli elementi, ritorniamo agli istanti successivi al Big Bang. Abbiamo detto che dopo il Big Bang esistevano solo atomi di elio e di idrogeno. Gli astronomi credono che le stelle di tipo solare (ad esempio il Sole) si siano formate come risultato di nebulose (nuvole) di idrogeno ed elio fino a che non è iniziata la reazione termonucleare che trasforma l’idrogeno in elio. E così sono nate le stelle. Ma il nostro universo è ancora privo di vita. Per la vita, sono necessari elementi più pesanti (ossigeno e carbonio). C’è bisogno, dunque, di un altro processo che preveda la conversione dell’idrogeno e dell’elio in altri elementi.

Gli “impianti di manifattura” di questi elementi pesanti sono le giganti rosse, una classe di stelle cinquanta volte più grandi del Sole.

Le giganti rosse sono molto più calde delle stelle di tipo solare e questa caratteristica consente loro di fare qualcosa che le altre stelle non possono: trasformare l’elio in carbonio. Però, questo processo non è semplice nemmeno per una gigante rosse. Come afferma l’astronomo Greenstein: "anche adesso, che abbiamo la risposta in pugno (cioè come avviene), il metodo che impiegano sembra sorprendente."32

Il peso atomico dell’elio è 2: ossia ha un nucleo con due protoni. Il peso atomico del carbonio è pari a 6. Alle alte temperature delle giganti rosse, i tre atomi di elio si fondono in atomi di carbonio. Questa è “l’alchimia” che, dopo il Big Bang, ha fornito all’universo gli elementi più pesanti.

Ma come abbiamo detto: non è semplice. È quasi impossibile persuadere due atomi di elio a unirsi e del tutto impossibile farlo con tre. Com’è stato possibile, quindi, ottenere i sei protoni per il carbonio?

Si tratta di un processo a due fasi. Nella prima, i due atomi di elio si sono fusi in un elemento intermedio con quattro protoni e quattro neutroni. Successivamente, un terzo atomo di elio si è aggiunto a questo elemento intermedio per formare un atomo di carbonio con sei protoni e sei neutroni.

L’elemento intermediario è il berillio. Il berillio si trova in natura sulla Terra, ma quello presente sulle giganti rosse è diverso: ossia, consiste di quattro protoni e quattro neutroni, mentre quello terrestre presenta cinque neutroni. "Il berillio delle giganti rosse" è una versione leggermente diversa. È quello che in chimica si chiama “isotopo”.

Nucleo di elio
Nucleo di carbonio
straordinariamente instabile del berillio che si forma nelle giganti rosse
Normale berillio presente sulla Terra

Adesso arriva la vera sorpresa. L’isotopo del berillio delle “giganti rosse” risulta essere incredibilmente instabile. Gli scienziati hanno studiato questo isotopo per anni e hanno scoperto che una volta formatosi si scompone in un femtosecondo.

Come può questo isotopo instabile del berillio, che si forma e si disgrega in così breve tempo, unirsi a un atomo di elio per formare un atomo di carbonio? È come tentare di disporre un terzo mattone sopra altri due che schizzano via l’uno dall’altro in un femtosecondo se capitano uno sull’altro e cercare così di costruire un edificio. Come avviene questo processo nelle giganti rosse? Questa domanda ha rappresentato per anni un gran rompicapo per i fisici che non sono riusciti a fornire una risposta. L’astrofisico americano Edwin Salpeter ha infine scoperto la chiave del mistero fornendo il concetto di “risonanza atomica”.


Risonanza e doppia risonanza

Si definisce “risonanza” l’armonia di frequenze (vibrazioni) di due materiali diversi.

Dall’esperienza comune abbiamo tratto un esempio che ci darà l’idea di ciò che i fisici intendono per “risonanza atomica”. Immaginatevi insieme a un bambino in un parco giochi con delle altalene. Il bambino si siede sull’altalena e iniziate a spingerlo. Per far sì che continui l’oscillazione, dovete effettuare la spinta da dietro. Ma in tutto ciò è importante la sequenza temporale delle spinte. Ogni volta che vi si avvicina il sedile dell’altalena, dovete applicare la forza di spinta al momento giusto: ossia quando il sedile si trova nel punto più alto del suo movimento verso di voi. Se effettuate la spinta troppo presto, ne risulterà una collisione che disturberà il momento ritmico dell’altalena; in caso contrario, avrete sprecato uno sforzo poiché il sedile si era già allontanato da voi. In altre parole, la frequenza delle spinte deve essere in sintonia con la frequenza dell’avvicinamento del sedile verso di voi.

Questa "armonia di frequenze" viene chiamata dai fisici “risonanza”. L’altalena ha una frequenza: ad esempio, si avvicina a chi effettua la spinta con la forza delle braccia ogni 1,7 secondi. Naturalmente, è possibile variarne la frequenza del movimento e, in tal caso, bisognerebbe cambiare anche la frequenza delle spinte, altrimenti l’oscillazione non avverrebbe correttamente.33

Così come possono “risuonare” due o più corpi, altrettanto può accadere quando un corpo in movimento provoca il moto di un altro. Questo genere di risonanza, chiamata “risonanza acustica”, è percepibile negli strumenti musicali quali, ad esempio, due violini ben accordati. Se si suona uno di questi violini nella stessa stanza in cui è presente anche l’altro, le corde di quest’ultimo cominceranno a vibrare e a produrre un suono nonostante non vi sia nessuno a toccarlo. La vibrazione dell’uno provoca una vibrazione nell’altro grazie alla sintonizzazione sulla stessa frequenza di entrambi gli strumenti.34

Gli esempi sulla risonanza riportati sono semplici e facili da riscontrare. Ma ci sono altre risonanze in fisica che non sono affatto altrettanto palesi e, nel caso del nucleo degli atomi, le risonanze possono essere complesse e delicate.

Tutti i nuclei atomici possiedono un livello di energia naturale che i fisici hanno scoperto dopo studi annosi. Questi livelli di energia differiscono gli uni dagli altri, sebbene siano stati riscontrati rari casi di risonanza tra nuclei atomici. Quando avvengono tali risonanze, i moti dei nuclei sono in sintonia tra loro come nei casi sopracitati dell’altalena e del violino. Il punto chiave è che la risonanza accelera le reazioni nucleari che possono ripercuotersi sui nuclei.35

Studiando come le giganti rosse danno vita al carbonio, Edwin Salpeter suggerì l’esistenza di una risonanza tra i nuclei di elio e di berillio che facilita la reazione. Questa risonanza, disse, agevola la fusione degli atomi di elio in berillio e ciò spiega la reazione nelle giganti rosse. Ma questa idea venne smentita da alcune ricerche postume.


Fred Hoyle fu il primo a scoprire lo straordinario equilibrio delle reazioni nucleari che si verificano nelle giganti rosse. Sebbene fosse ateo, Hoyle ammise che questo equilibrio non poteva essere spiegato col caso e che si trattava di un piano intenzionale.
Fred Hoyle fu il secondo astronomo a occuparsi della questione. Hoyle si ispirò all’idea di Salpeter ma si spinse oltre, introducendo il concetto di “doppia risonanza”. Hoyle affermava che a manifestarsi erano due risonanze: una che causava la fusione dei due atomi di elio in berillio e un’altra che provocava l’annessione a questa formazione instabile di un terzo atomo di elio. Nessuno credeva a Hoyle. Già era difficile accettare l’idea che una risonanza così precisa si verificasse una volta; che ciò potesse avvenire una seconda volta era addirittura impensabile. Hoyle portò avanti la sua ricerca per anni e, alla fine, provò l’esattezza della sua teoria: nelle giganti rosse avveniva davvero una doppia risonanza. In un momento ben preciso due atomi di elio entravano in risonanza e un atomo di berillio compariva nel femtosecondo necessario a produrre il carbonio.

George Greenstein descrive perché questa doppia risonanza sia davvero un meccanismo straordinario:

In questa storia di “elio-berillio-carbonio” vi sono rispettivamente tre strutture e due risonanze a sé stanti. Non è facile comprendere il motivo per cui questi nuclei collaborino senza problemi… Altre reazioni nucleari non procedono con una tale concatenazione di colpi di fortuna… È come scoprire l’esistenza di risonanze complesse e profonde tra un’auto, una bici e un camion. Perché delle strutture così disparate dovrebbero essere così perfettamente compatibili? Da ciò dipende la nostra esistenza e quella di ogni forma di vita nell’universo.36

Negli anni successivi si scoprì che dal risultato di tali risonanze anomale si formano anche altri elementi quali l’ossigeno. Nonostante fosse un materialista accanito, dopo aver scoperto queste “transazioni straordinarie”, Hoyle ammise nel suo libro Galassie, nuclei e quasar che le risonanze doppie dovevano essere il risultato di un progetto e non della coincidenza.37 In un altro articolo, scrisse:

Se si volessero produrre quantità approssimativamente uguali di carbonio e ossigeno attraverso la nucleosintesi stellare, questi sarebbero i due livelli da dover fissare e il valore dovrebbe corrispondere esattamente a dove si trovano questi livelli… Un’interpretazione logica dei fatti suggerisce che un superintelletto si sia preso gioco della fisica, della chimica e della biologia e che in natura non valga la pena tirare in ballo forze cieche. I numeri che vengono fuori dai calcoli mi sembrano così stupefacenti da farmi credere che questa sia l’unica conclusione possibile.38

Hoyle dichiarò che gli scienziati non dovrebbero sottovalutare la conclusione indiscutibile di questa pura verità.

Credo che nessuno scienziato che abbia esaminato le prove possa esimersi dal dedurre che le leggi della fisica nucleare sono state deliberatamente concepite tenendo in conto le conseguenze che producono all’interno delle stelle. 39

Questa verità è stata espressa nel Corano 1400 anni fa. Allah parla dell’armonia della creazione dei cieli nel versetto: Non avete considerato come Allah ha creato sette cieli sovrapposti (Surah Nuh: 15)


Il Sole: un laboratorio di alchimia meno evoluto


Il Sole è un gigantesco reattore nucleare che trasforma costantemente atomi di idrogeno in elio e durante questo processo si produce calore. L’importanza di questo processo consiste nell’incredibile precisione con cui queste reazioni sono bilanciate con il Sole. Il più piccolo mutamento in una sola di queste forze che agiscono sulle reazioni comporterebbe la loro non riuscita o un’esplosione catastrofica
La conversione dell’elio in carbonio descritta sopra è l’alchimia delle giganti rosse. Nelle stelle più piccole, come nel caso del Sole, avviene un’alchimia più semplice. Il Sole converte l’idrogeno in elio e questa reazione è la fonte della sua energia.

Queste reazione è essenziale anche per noi, più di quanto possano esserlo quelle che avvengono nelle giganti rosse. Inoltre, anche la reazione nucleare del Sole è un processo “progettato”, proprio come quello delle giganti rosse.

L’idrogeno, l’elemento in ingresso di questa reazione, è l’elemento più semplice dell’universo poiché il suo nucleo comprende un solo protone. In un nucleo di elio, ci sono due protoni e due neutroni. Il processo che avviene nel Sole è la fusione di quattro atomi di idrogeno in un unico atomo di elio.

Durante questo processo viene rilasciata una cospicua quantità di energia, e quasi tutta l’energia termica e luminosa che raggiunge la Terra non è altro che il risultato di questa reazione nucleare solare.

Come avviene con le reazioni sulle giganti rosse, anche quella nucleare solare implica un numero di aspetti imprevisti senza i quali non potrebbe aver luogo. Non si possono semplicemente “incastrare” quattro atomi di idrogeno insieme e trasformarli in elio come nulla fosse. Affinché ciò avvenga è necessario un processo a due fasi, come quello delle giganti rosse. In una prima fase, i due atomi di idrogeno si combinano per formare un nucleo intermedio chiamato deuterone, formato da un solo protone e da un solo netrone.

Quale forza può essere tanto grande da produrre un deuterone incastrando insieme due nuclei? La "forza nucleare forte", una delle quattro forze fondamentali dell’universo menzionate precedentemente. Si tratta della forza fisica più intensa dell’universo ed è miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte più potente di quella gravitazionale. Solo una forza del genere potrebbe unire due nuclei a quel modo.


La cosa davvero curiosa è che alcuni studi dimostrano che, nonostante la sua potenza, quest’ultima basta appena per permettere alla forza nucleare di fare ciò che deve. Se fosse leggermente più debole non basterebbe a unire i due nuclei. Piuttosto, i due protoni in avvicinamento si respingerebbero immediatamente e la reazione nel Sole finirebbe in una bolla di sapone. In altre parole, il Sole non sarebbe una stella irradiatrice di energia. A tal riguardo George Greenstein afferma: “se solo la forza nucleare forte fosse stata leggermente meno potente, la luce del mondo non avrebbe mai illuminato”.40



Nuclei di idrogeno con un unico protone
Nucleo di elio con due protoni e due neutroni


E se, invece, fosse stata più potente? Per rispondere a questa domanda dobbiamo prima dare un’occhiata più attenta al processo di conversione dei due atomi di idrogeno in deuterone. Dapprima, uno dei protoni viene privato della carica elettrica e diventa neutrone. Questo neutrone, unendosi a un protone, forma un deuterone. La forza che scatena questa unione è la “forza nucleare forte”; invece, la forza che trasforma un protone in un neutrone è un’altra e viene chiamata “forza nucleare debole”. È debole solo al confronto con l’altra e ci impiega circa dieci minuti per portare a termine la conversione. A livello atomico, è un tempo immensamente lungo e ha l’effetto di rallentare la velocità a cui avviene la reazione nel Sole.
Nuclei di idrogeno con un unico protone
Nucleo di deuterone con un protone e un neutrone
Nuclei di idrogeno con un unico protone
Nucleo diprotone con due protoni

Adesso ritorniamo alla domanda: Cosa accadrebbe se la forza nucleare forte fosse più potente? La risposta è che la reazione nel Sole verrebbe modificata drasticamente poiché la forza nucleare debole sarebbe eliminata dalla reazione.

Se la forza nucleare forte fosse più potente, sarebbe in grado di fondere insieme i due protoni immediatamente e senza dover aspettare i dieci minuti necessari per convertire un protone in un neutrone. Il risultato sarebbe un nucleo con due protoni invece di un deuterone. Questo genere di nucleo dagli scienziati viene definito “diprotone”. Si tratta di una particella teorica e tuttavia non è mai stata riscontrata in natura. Ma se la forza fosse stata più potente, nel Sole esisterebbero dei diprotoni veri. E quindi? Beh, una volta eliminata la conversione protone-neutrone, verrebbe eliminata “la valvola” che fa funzionare lentamente il “motore” del Sole. George Greenstein afferma che questo sarebbe il risultato:

Il Sole cambierebbe perché la prima fase della formazione dell’elio non sarebbe più quella della formazione del deuterone, bensì quella della formazione del diprotone. E questa reazione non implicherebbe affatto la trasformazione di un protone in un neutrone. Verrebbe a mancare il ruolo della forza debole e sarebbe sfruttata solo la forza forte…e, come risultato, il combustibile del Sole diverrebbe improvvisamente ottimo. Diventerebbe tanto potente e così ferocemente reattivo da far esplodere istantaneamente il Sole e ogni altra stella simile.41

L’esplosione del Sole causerebbe la distruzione del mondo e di ciò che contiene, bruciando il nostro pianeta azzurro in pochi secondi. Grazie al fatto che la forza nucleare forte è ben calibrata (né troppo forte, né troppo debole) la reazione nucleare del Sole è rallentata e le stelle possono irradiare luce ed energia per miliardi di anni. È questa precisa “calibratura” che consente al genere umano di vivere. Se ci fosse anche la più piccola sbavatura numerica, le stelle (incluso il Sole) non esisterebbero o, se esistessero, esploderebbero in breve tempo.

In altre parole, la struttura del Sole non è né casuale né involontaria. Anzi, al contrario: Allah ha creato il Sole affinché possano vivere gli individui, come espletato nel versetto:

Il Sole e la Luna [si muovono] secondo calcolo [preciso]. . (Surat ar-Rahman: 5)


Protoni ed elettroni


Sia la massa che il volume di un protone sono più grandi di quelli di un elettrone ma, stranamente, queste due particelle hanno le stesse cariche elettriche (sebbene opposte). Ecco perché gli atomi sono elettricamente neutri.
Finora abbiamo esaminato questioni riguardanti le forze che agiscono sui nuclei atomici. Ma, all’interno dell’atomo, c’è un altro importante equilibrio da considerare: quello tra il nucleo e gli elettroni.

Detto in termini spiccioli, gli elettroni ruotano intorno al nucleo e ciò avviene grazie alla carica elettrica. Gli elettroni hanno una carica negativa mentre i protoni una positiva. Le cariche opposte si attraggono e gli elettroni dell’atomo vengono attirati verso il nucleo. Ma gli elettroni si muovono a una velocità elevata che, in condizioni normali, comporterebbe un allontanamento dal nucleo. Queste due forze (attrazione e repulsione) sono in equilibrio e permettono agli elettroni di ruotare attorno al nucleo.

L’equilibrio negli atomi si ha anche in termini di cariche elettriche: il numero di elettroni orbitanti è lo stesso di quello dei protoni nel nucleo (ad esempio, l’ossigeno ha otto protoni e otto elettroni). In questo modo, la forza elettrica di un atomo è bilanciata e l’atomo è elettricamente neutro.

Finora si è parlato di fondamenti della chimica. Tuttavia, c’è un aspetto in questa struttura apparentemente semplice che sfugge a molti. In termini di peso e dimensioni, il protone è molto più grande dell’elettrone. Se un elettrone fosse grande quanto una noce, un protone sarebbe grande quanto un uomo. Fisicamente parlando sono parecchio diversi.

Ma le loro cariche elettriche sono le stesse!

Sebbene queste siano opposte (elettroni negativa, protoni positiva) sono anche uguali. Non esiste un’ovvia ragione per cui sia così. Plausibilmente (e “logicamente”) un elettrone dovrebbe trasportare una carica molto più piccola perché è anch’esso più piccolo.

Ma se fosse così, cosa accadrebbe?

Cosa accadrebbe se tutti gli atomi dell’universo fossero caricati positivamente invece di avere una carica neutra? Poiché cariche uguali si respingono, tutti gli atomi dell’universo si respingerebbero a vicenda e non esisterebbe la materia così come ci appare.

E se ciò succedesse adesso? Cosa accadrebbe se tutti gli atomi cominciassero a respingersi tra loro?

Accadrebbero cose fuori dal normale. Cominciamo con i mutamenti che avverrebbero nel nostro corpo. Al momento del cambiamento, le mani e le gambe che sorreggono questo libro si disfarebbero subito. E la stessa sorte toccherebbe anche al corpo, alle gambe, agli occhi, ai denti; ogni parte del corpo esploderebbe in un attimo.

La stanza in cui vi ritrovate e il mondo che la circonda esploderebbe in un attimo. I mari, le montagne, i pianeti, il sistema solare, le stelle, le galassie nell’universo diventerebbero polvere atomica. E nel mondo non ci sarebbe più nulla da osservare. L’universo si trasformerebbe in una massa di atomi disorganizzati che si respingerebbero tra di loro.

Di quanto dovrebbe differire la dimensione delle cariche elettriche dei protoni e degli elettroni per far avvenire questa catastrofe? Un percento? Un decimo di uno percento? In The Symbiotic Universe, George Greenstein risponde alla domanda:

Se le due cariche differissero anche solo di una parte su 100 miliardi, i piccoli oggetti come le pietre, le persone e simili verrebbero spazzate via. Per esistere, le strutture più grandi, come la Terra e il Sole, richiedono un equilibrio ancora più perfetto di una parte su un miliardo di miliardi.42

Eccoci di fronte a un altro equilibrio perfettamente “calibrato” che prova che l’universo è stato disegnato intenzionalemente e creato per uno scopo specifico. Come affermano John D. Barrow e Frank J. Tipler nel loro libro Il principio antropico, "c’è un disegno grandioso nell’universo che favorisce lo sviluppo di vita intelligente."43

Naturalmente ogni disegno prova l’esistenza di una volontà che lo progetta. Si tratta di Allah onnipotente, Signore di tutti i mondi, il Potere che ha creato l’universo dal nulla e che lo ha disegnato e modellato a suo piacimento. Come si afferma nel Corano "Sareste voi più difficili da creare o il cielo che [Egli] ha edificato? Ne ha innalzato la volta e le ha dato perfetta armonia”(Surat an-Nazi'at: 27-28)

Grazie agli straordinari equilibri che abbiamo visto in questo capitolo, la materia è in grado di rimanere stabile e questa stabilità è la prova della perfezione della creazione di Allah, come ci rivela il Corano:

E fa parte dei Suoi segni che il cielo e la Terra si tengan ritti per ordine Suo (Surat ar-Rum: 25)

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Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010